Open data cosa sono e perché esistono

A cura Avv. Giuliano De Luca

Con l’espressione “open data”, traducibile come dati aperti, si individuano degli insiemi di informazioni liberamente accessibili da parte di chiunque, che è possibile modificare e condividere. Le uniche limitazioni a riguardo possono prevedere l’obbligo di citare le fonte, e di condividerli con la stessa modalità “open”.

Nel dettaglio, tali i dati devono essere resi disponibili nel loro complesso ed in un formato leggibile e modificabile, è inoltre fondamentale il cosiddetto concetto del “riuso”, vale a dire che i dati devono essere forniti in una modalità che ne permetta il riutilizzo e la ridistribuzione, tale elemento comporta automaticamente la possibilità di combinare i dati con ulteriori informazioni. Per sua natura il concetto di open data non può avere carattere discriminatorio, pertanto tutti devono essere in grado di usare, riutilizzare e ridistribuire i dati.

Per quanto concerne il mondo pubblico, occorre rilevare che le Pubbliche Amministrazioni sono tra i principali detentori di dati, necessari allo svolgimento delle loro funzioni istituzionali. Si tratta di un patrimonio di informazioni che se correttamente condiviso, può da un lato risultare essenziale per il miglioramento dei servizi offerti dalla stessa Pubblica Amministrazione, e dall’altro consentire una maggiore partecipazione da parte dei cittadini, oltre che favorire lo sviluppo di specifici settori dell’economia privata, si pensi alle società che offrono servizi proprio partendo dall’elaborazione di dati aperti.

L’importanza della diffusione Open Data nel settore pubblico è stata evidenziata a livello normativo sia dall’UE che dal Legislatore nazionale. Il concetto di riutilizzo dei dati è stato evidenziato inizialmente nella direttiva comunitaria 2003/98 che definiva il riutilizzo come l’uso di documenti in possesso di enti pubblici da parte di persone fisiche o giuridiche a fini commerciali o non commerciali diversi dallo scopo iniziale nell’ambito dei compiti di servizio pubblico per i quali i documenti sono stati prodotti. Inoltre si evidenziava l’impossibilità di parlare di Open Data relativamente allo scambio di documenti tra enti pubblici esclusivamente in adempimento dei loro compiti di servizio pubblico, proprio perché il “dato aperto” è quello che valica i confini della Pubblica Amministrazione. In Italia con l’entrata in vigore del Codice dell’Amministrazione Digitale, abbiamo avuto un primo, timido incentivo al riutilizzo dei dati del settore pubblico, con l’introduzione della facoltà in capo alle Pubbliche Amministrazioni di consentire il riutilizzo delle informazioni detenute, anche per finalità commerciali. Tuttavia solo a partire del 2012 è stato introdotto il cosiddetto principio dell’open by default, vale a dire che I dati e i documenti pubblicati dalla Pubblica Amministrazione, con qualsiasi modalità, senza l’espressa adozione di una licenza di utilizzo, si intendono rilasciati come dati di tipo aperto.

Attualmente il principale contenitore di Open Data a livello nazionale è il sito web www.dati.gov.it gestito dall’Agenzia per l’Italia digitale, in questo portale convergono tutti i dati rilasciati in formato aperto dalle pubbliche amministrazioni italiane. Come detto in precedenza, la quantità e la varietà delle informazioni oltre a rappresentare un baluardo della trasparenza, costituisce un enorme potenziale per lo sviluppo economico.

Sempre più investitori privati si avvalgono degli Open Data per sviluppare software ed app da distribuire sul mercato, spaziando dal settore turistico, con le app che riportano la sentieristica ed i percorsi di trekking, alle apps che incrociando i dati relativi a denunce per furti di veicoli “suggeriscono” agli automobilisti i luoghi più sicuri dove parcheggiare la propria autovettura.

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