IL CONCETTO DI AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE

Il principio di trasparenza, che oggi viene configurato come corollario dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione sanciti dall’art. 97 della Costituzione, non ha sempre costituito un canone fondamentale dell’agire amministrativo.

Eppure, se la pubblica amministrazione – usando la pregevole metafora che apre questo opuscolo – vuole mirare ad essere una casa di vetro, la trasparenza non può non assumere un ruolo centrale, come già risulta evidente dal suo significato etimologico di tras-parire, ovvero lasciar vedere, vedere attraverso.

In questa prospettiva, un’amministrazione che fosse trasparente si è inevitabilmente venuta ad imporre anzitutto come un bisogno del cittadino, troppo spesso trovatosi senza strumenti di controllo democratico dell’agire amministrativo, disarmato dinnanzi a procedure che gli si presentavano oscure. Difatti, se in alcuni Paesi come gli Stati Uniti già negli anni Sessanta del Novecento si permetteva ai cittadini di partecipare ai procedimenti amministrativi e accedere ai relativi documenti, in Italia per lungo tempo, e salvo particolari eccezioni, agli amministrati si consentiva soltanto di far sentire la propria voce, tramite la partecipazione, ma senza poter prendere visione degli atti amministrativi. Dopo un notevole periodo di gestazione, questa lacuna è stata in prima battuta colmata dalla legge sul procedimento amministrativo – la legge n. 241 del 1990 – che, anche grazie alle sue successive modificazioni, ha formalmente riconosciuto la trasparenza come principio fondamentale dell’azione amministrativa e, conseguentemente, ha disciplinato in maniera compiuta il diritto di accesso agli atti amministrativi.

Tuttavia, la trasparenza disegnata dalla legge n. 241 si è rivelata ancora lontana dal garantire al cittadino di poter effettivamente prendere visione delle azioni svolte nella casa dell’amministrazione, soprattutto perchè il diritto di accesso poteva esercitarsi solo in presenza di certi requisiti.

Dopo un ulteriore periodo di riflessione, è stato il decreto legislativo n. 33 del 2013 a valorizzare nuovamente il concetto di amministrazione trasparente, riconoscendogli una funzione determinante nell’ambito della lotta alla corruzione. Infatti, il decreto ha imposto la pubblicazione obbligatoria di specifici dati ed informazioni dell’attività amministrativa, affermando il diritto di qualunque cittadino a conoscerli e ad accedervi nel caso di mancata pubblicazione.

Passando per il decreto n. 33 del 2013, il cammino della trasparenza ha dunque acquisito nuova linfa, seguendo un percorso che è culminato con l’emanazione del decreto legislativo n. 97 del 2016.

Con tale decreto, definito come il Freedom of Information Act italiano, è stato sancito, salvo alcuni precisi limiti, il diritto di chiunque ad accedere ai dati e ai documenti in possesso delle amministrazioni. In tal modo si è  introdotta una forma di accesso civico generalizzato che dovrebbe garantire un controllo diffuso e una consapevole partecipazione dei cittadini alle scelte delle amministrazioni.

Nonostante la strada per rendere la pubblica amministrazione una casa di vetro sia ancora lunga, è evidente come i recenti interventi normativi rappresentino una chiara inversione di marcia rispetto al passato, consacrando il passaggio dal bisogno di trasparenza al diritto alla trasparenza, secondo quella che è stata esemplarmente definita come una rivoluzione copernicana per l’ordinamento italiano.

 

A cura del Dott. Valerio Di Rollo

 

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